"Morphé" (CAM JAZZ 2018)

Daniele Tittarelli - sassofono contralto
Stefano Carbonelli - chitarra elettrica e classica
Matteo Bortone - basso elettrico, semiacoustico e contrabbasso
Riccardo Gambatesa - batteria

Track List:
1 Morphé
2 Arrgh
3 Glenn
4 Kafka
5 Gnap
6 Car A Vudge Joe
7 Bongard #101 L
8 Stalattiti
9 Bongard #101 R

musica di S. Carbonelli
eccetto traccia #6 di M. Bortone

Registrato a missato a Artesuono Recording Studio, Udine, da Stefano Amerio
Masterizzato da Danilo Rossi
Foto di Elisa Caldana
Produttore artistico: Ermanno Basso

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Morphe

in uscita il 2 febbraio 2018

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"...Perché la chitarra di Carbonelli rientra in quella suggestiva categoria musicale che sembra sfuggire a ogni tentativo di analisi, non svelandosi mai completamente, conservando un'aria di vitale mistero. Il brano eponimo, Morphé, appartiene alla seconda piuttosto che alla prima categoria. L'energia del gruppo viene momentaneamente accantonata, così da creare un paesaggio sognante che sembra aleggiare nei regni del sonno. è un modo coraggioso di aprire un disco, un cambiamento rispetto alla solita scelta di un pezzo ritmato. Che arriva per secondo con "Arrgh", un tema imprevedibile che annulla l'impressione iniziale di somiglianza con il Trio di Jimmy Giuffre, Steve Swallow e Paul Bley e propone invece qualcosa di più vicino all'armolodia di Ornette ad alto tasso chitarristico o addirittura a una delle concezioni più astratte di Frank Zappa. Qui la batteria di Riccardo Gambatesa, una caratteristica rilevante dell'opera nonché la differenza più lampante rispetto al trio di Giuffre, è assolutamente incredibile: conduce la musica gioiosamente, ma giusto con una venatura di pericolo e perfino panico. Esaltante. In tutti questi brani il sax contralto di Daniele Tittarelli resta sospeso in un punto imprecisato tra il dolore e la gioia, ma quello che si avverte maggiormente è la perspicacia con cui sceglie le note, sempre dotate di una loro logica ma mai prevedibili. Lo stesso vale per il bassista: Matteo Bortone modifica il suo sound attraverso gradi di amplificazione, ma non soltanto nei brani più intensi... Carbonelli è un giovane talento, uno scienziato del suono consapevole che la strada più proficua per realizzare un'indagine scientifica sia una certa voglia di divertirsi." (Brian Morton)
ARTICOLI

Stefano Carbonelli Quartet - "Morphé"

Morphé è il secondo disco da leader del giovane chitarrista Stefano Carbonelli. Lo affiancano in quartetto Daniele Tittarelli al sax, preciso e creativo sparring partner, Matteo Bortone al contrabbasso e Riccardo Gambatesa alla batteria. La musica di Carbonelli, di cui si ascoltano pezzi tutti originali, ha in sé un ché di sognante, misterioso, sospeso tra due dimensioni, reale e irreale, deformante e ingannatore come lo specchio di Alice di Lewis Carroll; oppure da incubo irrisolto e ricorrente (Kafka). Morphé è un progetto colto, nel senso che vi si ascoltano spaccati di classica europea elaborati attraverso una scrittura contrappuntistica che connota l'azione del gruppo a metà strada tra un'espressività camerale, precisa, dagli orditi raffinati ed elaborati, e una dinamica ad orologeria di derivazione Modern Jazz Quartet. In entrambi i casi la tela tessuta da Carbonelli è particolareggiata e precisa in ogni dettaglio, contiene alcuni ricami rock che male non fanno alla estroversa contemporaneità del gruppo. La musica del chitarrista, dunque, si sviluppa attraverso nove brani, di cui uno firmato da Matteo Bortone, che aderiscono a un preciso progetto estetico che va di pari passo con la creatività del leader e dei suoi partner. Morphé è un disco che richiede diversi ascolti per essere apprezzato al meglio. Contiene tante musiche e spunti d'analisi di come si possa conciliare il jazz con la ricerca e i suoni della contemporaneità.

Flavio Caprera jazzconvention.it 15/5/2018



STEFANO CARBONELLI "Morphé"

Stefano Carbonelli, chitarrista romano under trenta, giunge con questo interessante Morphé al secondo lavoro a suo nome per l'etichetta romana CAM JAZZ. Leader di un quartet dalla coesa visione formale, Stefano Carbonelli (chitarra acustica e elettrica) si avvale, ancora una volta in questa produzione, della collaborazione di Daniele Tittarelli all'alto sax, di Matteo Bortone al basso elettrico, semiacustico e contrabbasso, di Riccardo Gambatesa alla batteria. Morphé (essenza della forma) dichiara da subito, al pari del precedente Ravens Like Desks, una particolare costruzione delle strutture musicali che il band leader e i suoi collaudati partner hanno inteso proporre nell'intero svelarsi del lavoro. Insieme dal 2014, Carbonelli, Tittarelli, Bortone e Gambatesa si esaltano, in un procedere collettivo, attraverso una scrittura curata nel minimo dettaglio, offrendo un sagace alternarsi fra spunti euro-colti (vedi richiami a Bach, Hindemith, Bartòk) e solido groove Modern Jazz che talvolta sfocia in accenti Rock. Già dalla titletrack (brano d'apertura dalla breve ed intensa durata) si rileva una tensione contrappuntistica che dona all'ensemble una connotazione tanto cameristica, quanto dinamica. fatta eccezione per Car A Vudge Joe di Matteo Bortone, le restanti otto composizioni originali incluse in Morphé sono a firma di Carbonelli. Le nove tracce compongono un album estremamente elegante, nel quale la cifra stilistica e la vena creativa del giovane chitarrista romano rendono decisamente coerente un percorso progettuale in grado di catturare l'attenzione di tutti coloro che ne vogliano scoprire le più nascoste sfumature estetiche.
Qualità artistica: 8
Qualità tecnica: 9

Francesco Peluso Fedeltà del Suono 4/2018



Stefano Carbonelli Quartet - Morphé

Quando si esce dalle rotte segnate si può facilmente perdere l'orientamento e andare alla deriva. Ecco, questo è un rischio che il quartetto del chitarrista romano Stefano Carbonelli non dà mai l'impressione di correre, neppure quando i suoi spartiti sembrano farsi più ermetici e astratti. Morphé sa di sfida: alle ordinarie regole della composizione e della fruizione. Non propone linee melodiche accattivanti e nemmeno ricorre a gesti tecnici eclatanti per catturare comunque l'attenzione, eppure...
Già, eppure inchioda puntualmente l'ascolto come se l'arcano della sua musica fosse sempre ad un passo soltanto dall'essere rivelato.
UN LEGGERO BUFFETTO AI CLICHÉ DEL JAZZ

Elio Bussolino Rockerilla 4/2018



L’opinione del Maestro Alberti sul jazz al Teatro Vittoria: “una bella sorpresa, una band da non perdere!”

Platea numerosa, anche oltre le aspettative, e soddisfatta alla Sala Teatro Vittoria sabato 17 marzo scorso per la presentazione dell’ultimo disco “Morphé”, etichetta CAM jazz, del giovane chitarrista e compositore marinese Stefano Carbonelli con il suo quartetto jazz formato da Daniele Tittarelli al sassofono, Francesco Ponticelli al basso e Riccardo Gambatesa alla batteria. Commenti molto positivi anche da parte dei molti “esperti di settore” presenti, vari docenti di musica e anche insegnati di conservatorio. Abbiamo raccolto, tra tutti, il commento a caldo del maestro Mario Alberti, noto a molti a Marino per il suo multidecennale impegno in ambito territoriale per la promozione della musica.
"Un mio amico musicista mi ha invitato a questo concerto di musica jazz, di un gruppo di giovani" – ha commentato il maestro Alberti – "sono andato un po' prevenuto, aspettandomi i classici standard con le solite improvvisazioni suonate a turno da tutti gli strumenti e invece, meraviglie delle meraviglie, ho assistito ad un concerto, che forse dire jazz è un po' riduttivo. I musicisti sapevano muoversi con disinvoltura dentro un pentagramma e le improvvisazioni avevano una logica, la loro musica non era una cover ma composizioni originali. Tutto questo è avvenuto a Marino al Teatro Vittoria e l’occasione è stata la presentazione del loro ultimo lavoro discografico Morphé. La band "Stefano Carbonelli Quartet" è una garanzia di buona musica e i loro concerti sono da non perdere. Un grande in bocca al lupo a questi ragazzi".

Editoriale noicambiamo.it 19/3/2018



Stefano Carbonelli: la fisica, la matematica, la chitarra

Tra i nomi dei più interessanti giovani talenti del jazz italiano, quello del chitarrista romano Stefano Carbonelli è ormai stabilmente tra quelli più citati. Rivelatosi un paio di anni fa con un bel disco per la Auand Records, ha continuato a lavorare stabilmente con il proprio quartetto (completato dal sassofonista Daniele Tittarelli, dal contrabbassista Matteo Bortone e dal batterista Riccardo Gambatesa) e ha in queste settimane pubblicato un nuovo disco, questa volta per la Cam Records, dal titolo Morphé. Un lavoro dalla tessitura cangiante, in cui risalta una profonda attenzione al dettaglio, alle dinamiche tra gli strumenti, in un clima di inquieto camerismo che fa risaltare le peculiarità dei singoli e della tessitura corale. Attivo anche nel trio di Jacopo Ferrazza e nel sestetto di Francesco Ponticelli, entrambi bassisti, Carbonelli è artista di grande rigore e intelligenza, con cui è stato un piacere fare una chiacchierata per voi.

Come nasce il nuovo disco Morphé e come hai lavorato su questi materiali?
Ho lavorato dapprima sulla scrittura per un tempo più o meno lungo: tra composizione e modifiche - ricercando la migliore scelta delle singole note delle voci e delle armonizzazioni - il processo è durato vari mesi. Per alcune tracce ho utilizzato parti per tastiera precedentemente scritte di getto o in minor tempo, riarrangiandole per la formazione del quartetto che si era consolidato dopo l'uscita del primo disco Ravens Like Desks. Per altre sono partito da zero pensando proprio ai musicisti del quartetto, Daniele, Matteo e Riccardo. Ho continuato ad usare degli elementi musicali del primo album con la differenza che le strutture di Morphé - dal greco "forma" - mutano continuamente nel loro sviluppo, per cui in realtà sono più dense di informazioni. Un'altra differenza è che spesso non sentivo l'esigenza di comporre brani con un groove, cioé un accompagnamento costante propulsivo, per cui il ruolo della batteria è quasi solo timbrico; a contrasto le sezioni in cui la batteria esegue il groove sono intense e sfociano in dinamiche molto forti su tutto il set dello strumento. Quindi ci sono momenti neoclassici da camera, umile tentativo, alternati ad altri rock fino al metal - in un certo senso, per dare l'idea - con armonie sempre contemporanee.

Come è evoluto il quartetto e il tuo modo di pensare la musica rispetto al primo disco per Auand cui accennavi?
La strumentazione è più varia - aggiunta di basso elettrico, semiacustico e chitarra classica - mentre le sonorità sono meno jazzistiche e spesso vicine alla musica da camera. Ho dato priorità all'aspetto compositivo e diversamente dal primo disco gli assoli improvvisati non hanno un ruolo fondamentale nel disegno complessivo. Ci è voluto non poco tempo per riuscire ad eseguire con convinzione e scioltezza la musica di Morphé e le indicazioni date sull'interpretazione sono state numerose perché altrimenti non sarebbe uscito il senso dei pezzi. Il quartetto è molto coeso, siamo attenti al potenziale della musica scritta e cerchiamo di non portare l'attenzione dell'ascoltatore verso i singoli strumenti durante i soli, lo troveremmo fuori contesto.

Come funzionano le relazioni all'interno del quartetto? Qual è l'apporto di idee da parte dei tuoi compagni di avventura?
Ho sottoposto il materiale scritto al quartetto nelle prove da aprile 2016 fino alla registrazione di marzo 2017. I brani non sono stati cambiati sostanzialmente, ma ci sono state delle proposte interessanti su qualche sezione o sulla strumentazione... alcune legate alle necessità del gruppo. Così è nata per esempio la doppia versione del brano "Bongard" o la ripetizione del finale di "Glenn". Matteo ha inoltre scritto per il gruppo il brano "Car A Vudge Joe".

La tua tesi di laurea in fisica - lo ricorda anche Brian Morton nel booklet del disco - ha trattato "La fisica degli strumenti musicali a corda oltre l'equazione delle onde". Tenendo conto della nostra probabile pochezza nel comprendere questa materia, ti va di provare a spiegare in poche parole più o meno di cosa si tratta?
Alla fine del mio percorso universitario ho colto l'occasione per approfondire un po' di acustica musicale, materia vastissima, e tra i possibili temi che mi ha sottoposto il Prof. Paolo Camiz ho scelto lo studio degli strumenti a corda visti come oscillatori accoppiati. Descrivere matematicamente uno strumento musicale è molto difficile e occorre una modellizzazione semplificata del sistema; lo strumento è così suddiviso in tre oggetti: eccitatore (plettro, dita, archetto o martelletto che dà il via alla vibrazione), risuonatore (corda, che produce una nota a precise frequenze) e radiatore (tavola armonica e aria nelle buche, che trasmettono il suono nello spazio circostante rendendolo udibile). Lo studio analitico di questi oggetti separati e poi accoppiati consente di prevederne approssimativamente il movimento durante la vibrazione, che poi determina caratteristiche del suono emesso (per esempio equalizzazione, risonanze, timbro, intensità, durata).

I tuoi studi hanno influenzato il modo in cui approcci lo strumento?
La conoscenza dell'argomento specifico non ha direttamente influenzato il mio modo di suonare nella scelta delle note. Durante la dissertazione mi chiesero lo stesso e risposi molto direttamente che avrei imparato più sulla musica - sul linguaggio della musica - in un corso di matematica; a quel punto il relatore fece una bella controbattuta, rivolta a colui che fece la domanda: "piuttosto bisognerebbe chiedergli quanto abbia appreso di fisica con la musica"! A distanza di qualche anno posso dire che la maggiore consapevolezza dei meccanismi fisici mi ha indotto a prestar maggiore attenzione, anche con l'orecchio, a elementi acustici che prima trascuravo - per esempio le risonanze - e a cercare di controllarli.

Quali sono i chitarristi che ti interessano di più , sia storicamente che oggi?
Per quanto non sia un patito dello strumento, primo nel mio elenco in ordine sparso è Allan Holdsworth, del cui linguaggio sono rimasto sbalordito quando l'ho ascoltato la prima volta. Tuttora se lo ascolto mi dà la sensazione che sia un alieno per ciò che riesce a concepire e tirare fuori dalla chitarra. Poi Pat Metheny, che tra i chitarristi jazz mi ha appassionato più di tutti per i dischi Bright Size Live e Question And Answer. Ralph Towner per l'incontro tra tecnica e suono del mondo della chitarra classica con il jazz. Certamente Bill Frisell per la varietà, il controllo e la maturità sconvolgente sulla produzione del suono, dinamiche, effetti speciali, timbri. John Scofield per il suono titanico e la profondità di ogni nota. Ben Monder per l'uso di intervalli moderni nell'armonia, un musicista che per il suono oscuro non trova molto seguito, ma quanto di più personale si possa trovare ai giorni nostri. Lo reputo importante come musicista contemporaneo prima che chitarrista. Poi citerei Guthrie Govan, chitarrista rock-fusion-blues-funky con una tecnica spaziale, ineccepibile, un'espressività, un'apertura, un gusto e padronanza del linguaggio anche jazzistico neanche lontanamente paragonabile agli altri del settore; in più è ironico e divertente. Tra i jazzisti recenti trovo interessante Gilad Hekselman, per l'uso polifonico dello strumento (più melodie contemporaneamente come nella musica rinascimentale o barocca del liuto).

E cosa ascolta in queste settimane Stefano Carbonelli?
Pierre Boulez, la Sonata per pianoforte n.2. Mi sono imbattuto in questo ostico ascolto dopo averne letto i commenti in una raccolta di scritti di Glenn Gould, "L'ala del turbine intelligente". Sempre in questi giorni sto ascoltando Invenzioni e Sinfonie di Bach, la cui scrittura non smette di sorprendermi per il senso di "esattezza" della sintassi, davvero mai banale, e per le costruzioni a più livelli. La felicità derivante dall'ascolto di Bach secondo me è vicina a quella che si prova leggendo una bella teoria matematica: i matematici hanno bisogno della creatività, ma a differenza degli altri artisti per loro non tutte le idee sono valide perché alcune non portano da nessuna parte mentre altre risolvono il problema. Bach dà l'impressione di essere ispirato dalle "giuste" idee come i grandi matematici e con la "giusta creatività" porta a compimento la composizione non lasciando note opinabili.

I tuoi prossimi impegni?
Prossimamente sono impegnato con Jacopo Ferrazza e Valerio Vantaggio per dei concerti in Svizzera in cui suoneremo il disco Rebirth e un progetto misto svizzero-italiano con Josquin Rosset, poi c'è in programma una presentazione di Morphé a metà marzo a Marino, vicino Roma. Infine sarò e in studio con il nuovo sestetto di Francesco Ponticelli insieme a Enrico Zanisi, Enrico Morello, Alessandro Presti e Daniele Tittarelli.

Enrico Bettinello giornaledellamusica.it 17/2/2018



Stefano Carbonelli Morphé

Il chitarrista e compositore Stefano Carbonelli ha appena pubblicato il secondo album Morphé per CAM JAZZ (distribuzione Goodfellas). Il giovane musicista romano è sempre alla guida del suo quartetto composto da Daniele Tittarelli al sax, Matteo Bortone al basso e Riccardo Gambatesa alla batteria. Fin dal titolo è subito chiaro il tema del disco, l'essenza della forma. Come nel primo album i brani prendono la forma di costruzioni articolare ed imprevedibili che avvolgono l'ascoltatore per sorprenderlo ad ogni passo catturandone l'attenzione grazie alla costante tensione che innerva il disco e ad una messa a fuoco nitida. L'album dimostra una decisa maturità compositiva e di esecuzione di Carbonelli, che mostra profonda consapevolezza. La scrittura contrappuntistica curata nei dettagli offre un intreccio personale tra la musica da camera e il jazz moderno. Grazie al percorso comune che lega i quattro musicisti ormai dal 2014 anche le dinamiche del gruppo sono pienamente sviluppate. Le nove composizioni originali dell'album, tutte a firma Carbonelli a parte "Car A Vudge Joe" firmata da Bortone, si dipanano tra cambi improvvisi, sovrapposizioni, metamorfosi, citazioni e dediche sotto la guida sicura del giovane leader.

editoriale Fedeltà del Suono 16/2/2018



Stefano Carbonelli racconta il disco Morphé: 'un percorso personale di ricerca, passione e studio'

Pubblicato dall'etichetta Cam Jazz Morphé è il secondo album che porta la firma del chitarrista Stefano Carbonelli. Un progetto trasversale che unisce la musica da camera, con momenti carichi di groove che spesso si miscelano con il rock, altre volte danno vita a momenti di improvvisazione pure. Completano la formazione Daniele Tittarelli al sax, Riccardo Gambatesa alla batteria e Matteo Bortone al basso. Stefano Carbonelli ci ha raccontato questa avventura:
"Morphé - ci spiega - è un album di note scritte e qualche improvvisazione. La musica è stata composta o riadattata per la formazione del quartetto a mio nome, che in questo disco fa uso di sax contralto, chitarra elettrica e classica, basso elettrico e semiacustico, contrabbasso e batteria. Secondo disco per il gruppo, prima uscita insieme alla casa discografica CAM JAZZ che ci ha prodotto. Se si vuole incanalare l'opera in un genere bisogna notare che coesistono, a mio giudizio in modo riuscito, momenti contrappuntistici o da camera - in un certo senso in scia con Bach, Hindemith, Bartok... - con altri più groovosi e all'estremo molto rock, anche metal. Accomunano tutte le composizioni, compresa quella di Matteo, un'incessante metamorfosi delle stesse, che non raggiungono mai un delineamento compiuto. Questo è il manifesto nella prima traccia, la Title Track, mutevole e densa di idee in meno di due minuti. Da lì si parte per un percorso di brani i cui nomi omaggiano le personalità di Gould, Kafka, Gnap, "Car A V..." e Bongard - il cui consigliato libro "Pattern Recognition" di 100 indovinelli illustrati è particolarmente in tema con la ricerca e il senso della forma."

Un percorso interiore e personale e tanto lavoro con la band. Stefano Carbonelli ci spiega anche il percorso che ha portato alla nascita del disco:
"C'è alla base un percorso personale di ricerca, passione, studio analitico della musica. D'altra parte senza l'impegno dei miei colleghi il disco sarebbe rimasto sulla carta, anzi alcuni brani non sarebbero stati proprio composti. Il gruppo esiste stabile dal 2014, anno in cui abbiamo registrato il primo album 'Ravens like Desks'. Da allora l'affiatamento è stato crescente e ho subito avuto come obiettivo una seconda uscita. Per il repertorio ho unito i due brani vecchi inediti 'Morphé' e 'Kafka'; al recente 'Stalattiti', terminato di scrivere per l'occasione i due brani 'Arrgh' e 'Gnap' e composto dal principio 'Glenn'. Il lavoro di scrittura è quello che ha caratterizzato di più il lavoro finito: c'é un'alta percentuale di musica scritta per un disco di jazz e le improvvisazioni sono spesso intese come parti non fondamentali del disegno complessivo. Durante le numerose prove iniziate nella primavera 2016 si è aggiunto il brano e 'Bongard #101' - presente in due tracce separate chiamate L e R - e 'Car A Vudge Joe' di Matteo. Di lì a quasi un anno abbiamo avuto la fortuna di essere portati in studio dalla CAM JAZZ, nel marzo 2017 a Udine, dove abbiamo finalmente inciso Morphé."

Cosa rappresenta invece Morphé per Stefano Carbonelli? Rispondendo a questa domanda il chitarrista ci mostra anche la sua visione della musica...
"Non so per gli altri ma penso di poter rispondere che la musica di Morphé non è descrittiva e non ha l'intenzione neppure nascosta di rappresentare un'esperienza, un evento o un oggetto. Il mio parere è che ci si possa disinteressare di usare la musica come metalinguaggio, senza che questa manchi dell'elemento per il quale viene percepita come una cosa bella e funzionante. Detto altrimenti se la musica è piacevole lo è di per sé e non perché rappresenta una cosa: indirettamente l'ascolto delle note richiama delle sensazioni - soggettive - e questo è sufficiente. A mio parere, ipotizzo universalmente, l'ispirazione nella composizione o nell'improvvisazione nasce da meccanismi inconsci - che permettono la 'spontaneità' per cui reputo una forzatura cercare di descrivere altro con la musica: non che mi opponga all'uso ma potrebbe anche darsi che quello che si voleva descrivere, se non reso esplicito, non venga minimamente colto e tuttavia cio' non implicherebbe che la musica appaia deficiente. Il punto è che c'é una differenza abissale con un testo scritto o una raffigurazione, infatti la musica senza parole funziona lo stesso ed appassiona una percentuale di persone - non è rilevante quante persone se ne accorgano bensì il loro grado di appassionamento. Lascio al pubblico nove tracce a cui abbandonarsi e in cui scovare forme da analizzare in base ai criteri che preferisce ma sapendo che secondo l'autore la musica rappresenta se stessa. "

Carlo Cammarella jazzagenda.it 13/2/2018



Stefano Carbonelli Morphé

CAM JAZZ released on February 2, 2018 the album Morphé, the second by the guitarist and composer Stefano Carbonelli. The Italian musician is leading again his quartet featuring Daniele Tittarelli on sax, Matteo Bortone on bass and Riccardo Gambatesa on drums. As in the first record, the tracks are shaped as articulated constructions; the counterpoint writing offers a personal interlace between chamber music and modern jazz. The nine original tracks, all signed by Carbonelli except for "Car a Vudge Joe", written by Bortone, are developed among sudden changes, superimpositions, metamorphoses, quotes and dedications.

editorial jazzespresso.com 14/2/2018



STEFANO CARBONELLI QUARTET Morphé

Illuminanti trame armoniche e ritmiche, tessute con vivido estro e intraprendenza, che accendono l'interruttore della mente. "Morphé" è il nuovo capitolo discografico firmato Stefano Carbonelli Quartet, audace formazione costituita da Daniele Tittarelli (sax alto), Stefano Carbonelli (chitarra), Matteo Bortone (basso e contrabbasso) e Riccardo Gambatesa (batteria). La tracklist si compone di nove brani originali frutto dell'ingegnosità di Carbonelli, eccezion fatta per Car A Vudge Joe (Matteo Bortone). Il climax di Arrgh è velatamente enigmatico. L'eloquio di Tittarelli è materico, ponderato e snocciolato con estrema sagacia. Kafka è una composizione che sembra proiettata verso un mondo onirico. Qui il quartetto dialoga intensamente, lasciandosi guidare da un forte trasporto emotivo e da un mood cosmico. In Car A Vudge Joe si respira un'atmosfera lunare. Il sassofonista e il chitarrista interagiscono fittamente, costruendo fraseggi magnetici e mai oleografici, sostenuti dal comping puntuale e decisamente efficace architettato dal tandem Bortone-Gambatesa. "Morphé" è un disco particolarmente cangiante, specialmente dal punto di vista emozionale, pullulante di idee assai interessanti, innovative, che sorprendono e coinvolgono l'ascoltatore durante il fluire delle nove tracce.


Stefano Dentice soundcontest.com 5/2/2018



Stefano Carbonelli Quartet: "Morphé"

In questa nuova incisione, come nel precedente "Ravens Like Desks" (Auand, 2016), il chitarrista Stefano Carbonelli è affiancato da Daniele Tittarelli all'alto, Matteo Bortone al basso e Riccardo Gambatesa alla batteria. "Morphé" si sviluppa attraverso nove tracce originali che evidenziano una scrittura sfaccettata, di brani costruiti con "scatole sonore" che si incastrano, collimano o si scontrano in forme che non danno spazio alla prevedibilita'. Le trame espressive trovano la loro essenza su tempi moderati, anche se non privi di tensione, in una sorta di filo sottile, quanto persistente, che unisce l'album nella sua interezza. Sensazione sviluppata sia dalle chitarre del leader, che all'elettrica mostra un approccio di derivazione rock, sia dai movimenti d'insieme del quartetto, che si dimostra realtà rodata e fortemente coesa.

Roberto Paviglianiti strategieoblique.blogspot.it 2/2/2018